20mila righe per una nuova visione

La notizia è di quelle che segnano la storia: qualche giorno fa, all’apertura di OSCON Microsoft ha rilasciato circa 20mila righe di codice per il kernel di GNU/Linux (quello che si chiama propriamente ), tutte sotto licenza aperta GPLv2, che è quella con cui ancora il esso è fatto uscire.
Ovviamente c’è un grande rumore attorno a questa iniziativa. Accostandosi all’open source non solo Ms ha aperto un laboratorio informatico con Linux, non solo si è fatta approvare due sue licenze “open” da OSI, adesso arriva addirittura a contribuire con una certa mole di lavoro alla comunità FLOSS.
Il pensiero di molti sostenitori del sw libero non può che essere “cosa ci sta sotto?”.

Essendo un’azienda il cui scopo è, giustamente, di fare profitto, e anzi il colosso numero uno al mondo del software, il pensiero che vogliano semplicemente aiutare la comunità come fa un qualsiasi sviluppatore che rilascia sotto GPL, non ci deve passare per la mente. Ma non per questo c’è una frattura tra bene e male, che una cosa non fatta a fini di “volontariato” debba essere per forza malevola. No, non la pensiamo nemmeno così (e se qualche purista lo fa. sbaglia).

Ritornano alla mente gli accordi -Novell (che tra l’altro qui ha dato pure una mano), molto criticati da una parte della comunità, che da un lato mettono al sicuro Novell e i suoi clienti da eventuali cause legali motivate o indebite, perché chiaramente emerge nella sua concretezza che Redmond sta prendendo GNU/Linux sempre più seriamente.
E ne ha ben donde: Linux si può trovare come alternativa (o anche come prima scelta) sui server delle marche più famose. Qualsiasi server può avere una versione di Linux istallabile. Ed è proprio in questa direzione che gli esperti OSS di Ms hanno lavorato, rilasciando dei driver che favoriscano l’integrazione tra Linux e Windows server 2008.

In pratica l’ambiente di Hyper-V di Ms potrà così meglio supportare la creazione di macchine virtuali con Linux dentro.
L’intenzione mi pare chiarissima: una facilitazione, un invito alla conversione, quindi un timore incombente che possa avvenire altrimenti e che i data center possano decidere di virtualizzare Linux su Linux, in modo tra l’altro più efficiente e flessibile.
Certamente una presa di coscienza che chi ha già un server Linux non sembra intenzionata  a liberarsene. Complici i tempi di magra e attore principale il fatto che funzionano (e bene), la strategia è cambiata: non più FUD, non più tentativi di screditare e dimostrare che i loro prodotti sono meglio e preferiti da tutti, ma affiancamento, condivisione, cooperazione, e scusate se è un cambiamento da poco…!!
E ciò non può essere stato fatto senza un nuova e più lucida visione della realtà, complice forse anche il clamoroso flop di Vista.
Lo dice lo stesso direttore della strategia di piattaforma Ms Italia: “il mondo open source, è un pezzo del mercato”, e noi non possiamo che essere d’accordo!

Ms ci guadagna, o almeno ci conta, nella più serena coabitazione del sw nei data center, che non toglie più di mezzo Windows, la comunità ci guadagna in codice e nella fine di un pensiero negativo e ostile, che si concretizzava nelle fastidiose e faziose pubblicità negative che abbiamo visto per anni.
C’è qualcuno che ci rimette? A prima vista, per ora no.

Ultima nota su una frase del succitato direttore: “Noi non costruiamo soluzioni per le imprese. Le soluzioni speriamo che con i nostri strumenti le facciano altri”. Per la maggior parte è ancora così, ma per fortuna c’è e sta crescendo chi è in grado di fornire soluzioni open. Ed è un bene che questo settore maturi perché c’è davvero una vastissima gamma di servizi attuabili con prodotti aperti già pronti, che non aspettano altro che qualcuno li sappia implementare a beneficio delle aziende che sanno guardare oltre l’appareza di un marchio che sembra che c’è e non c’è.
Nelle soluzioni open c’è solo da guadagnarci.

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